- Syracusae°, Catania°, Thermae Himerenses°. Porta Nola fu costruita intorno al III secolo a.C. da Vivio Popidio, così come testimoniato da un'iscrizione in lingua osca rinvenuta sulla porta: realizzata in tufo, con una volta a botte, ha la chiave di volta decorata con una scultura raffigurante la testa di Minerva; all'esterno una piccola area funeraria[96]. We saw the amphitheater as part of a tour of Pompeii with Alex Tours. Giovanni Carnovale: “Il Soprintendente Massimo Osanna ha dimostrato che tutela e valorizzazione dei beni culturali possono andare di pari passo”. La cittadina è situata a 396 m s.l.m. Il tesoro artistico comprende statue di Domenico Antonio Vaccaro... Dal 2006 gli articoli de ilmediano.it sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Con Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV, e l'ingegnere Francesco La Vega, parte della città, come la zona dei teatri, il tempio di Iside, il Foro Triangolare, diverse case e necropoli vennero riportate completamente alla luce e non più seppellite, ma rimaste a vista; fu durante il dominio francese, con a capo Gioacchino Murat e la moglie Carolina, che gli scavi godettero di un momento di fortuna[12]: venne individuata la cinta muraria e riportata quasi del tutto alla luce la zona di Porta Ercolano; inoltre, grazie alle pubblicazioni volute da Carolina, la fama di Pompei crebbe in tutta Europa, diventando tappa obbligata del Grand Tour[13]. Un terzo corridoio, stretto ed oscuro, passando attraverso il lato occidentale conduce dall'arena all'esterno: esso si chiamava in antico porta Libitiensis "porta della morte", attraverso la quale i caduti venivano portati via. The Amphitheatre of Pompeii is the oldest surviving Roman amphitheatre. Altro nome medievale è Berolais (Berelais, Berolassi) esistente ancora in Campania, sotto la forma Verlasci; questa voce, che a torto fu creduta araba, fu invece importata in Italia dai Longobardi e poi trasformata anche in Palagio (con falsa etimologia da palatium). I più monumentali, come l'Anfiteatro Flavio e quello di el-Giem, avevano all'esterno quattro piani. Il terrazzo del podio portava poche file di gradini, diversi da tutti gli altri, e cioè più larghi e bassi, destinati a sostenere le sedie in metallo o in legno, su cui sedevano i personaggi ragguardevoli. In un primo momento le mura erano di dimensioni ridotte e realizzate con blocchi di lava e pappamonte; in seguito vennero ampliate e fu costruita una doppia cortina parallela riempita con pietre e terra battuta. Esso si appoggia sopra un immenso banco di arenaria: l'arena è ricavata nel mezzo, a profondità molto maggiore del piano esterno. - Libarna (Serravalle)°, Alba Intemelium (Ventimiglia)°. «Pompei, coperta di terre vegetali e di lapillo, si andava largamente scoprendo, e ne uscivano cose preziose di antico.[10]». Il tempio poggia su un alto podio, restaurato tra il 13 e il 47 ed è caratterizzato da due ordini di colonne; la cella aveva una pavimentazione in pietra policroma, disposta ad opus scutulatum[84]. La maggior parte dei reperti recuperati (oltre a semplici suppellettili di uso quotidiano anche affreschi, mosaici e statue) è conservata al museo archeologico nazionale di Napoli, e in piccola quantità anche nell'Antiquarium di Pompei[3]; proprio la notevole quantità di reperti è stata utile per far comprendere gli usi, i costumi, le abitudini alimentari e l'arte della vita di oltre due millenni fa. In altri luoghi come a Cizico si scelsero vallette lunghe e strette, le quali, oltre ad assicurare i fianchi ad una facile installazione di sedili per gli spettatori, avevano spesso il vantaggio di fiumicelli scorrenti nel fondo in modo che l'acqua, convogliata in appositi serbatoi ed acquedotti, poteva agevolmente servire per inondare l'arena ad uso delle naumachie. Nel Thermopolium delle Aselline, con tre banconi di vendita e un larario con raffigurazioni di Mercurio e Bacco, sono state ritrovate numerose suppellettili, sia in bronzo sia in terracotta, oltre a 683 sesterzi; la facciata esterna reca una rappresentazione di brocche e imbuto e un'iscrizione elettorale con riferimento ad Asellina, probabilmente la proprietaria della locanda[57]. La vita quotidiana dei pompeiani e loro attività politiche e commerciali si svolgevano in luoghi separati, con sedi ben definite. Confrontando l'anfiteatro di Pompei con l'anfiteatro Flavio risulta evidente la perfezione raggiunta da quest'ultimo, come anche il perfetto equilibrio fra la monumentalid dell'edificio e l'uso cui era destinato. Dal punto di vista della costruzione, nel II sec.a.C. - Nell'odierna Tripolitania: Oea (Tripoli)*, Sabratha (Sabrata Vulpia)°, Leptis Magna (presso Homs)°; Cirenaica: Ptolemais (Tolmetta)°, Berenice (Bengasi)*. Nel 59 d.C. il tifo degli spettatori sfociò in una sanguinosa rissa fra Pompeiani e Nucerini. Per facilitare la circolazione fra i gradini di uno stesso meniano c'erano, come nel teatro, scalette esterne, convergenti verso l'arena: lo spazio compreso fra due di queste scalette si diceva cuneus. - L'origine e l'evoluzione del tipo architettonico dell'anfiteatro sono intimamente connesse con la diffusione nel mondo romano delle cacce di animali, delle lotte di gladiatori e infine delle naumachie. Tanti i titoli di film che si sono ispirati al romanzo di Edward Bulwer-Lytton e tutti chiamati Gli ultimi giorni di Pompei: quello del 1900 diretto da Walter R. Booth, quello del 1913 diretto da Mario Caserini, quello del 1926 diretto da Carmine Gallone, e ancora, uno del 1935 diretto da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, uno del 1950 diretto da Marcel L'Herbier e Paolo Moffa e uno del 1959 in principio diretto da Mario Bonnard e poi concluso da Sergio Leone, girato tra Madrid e gli studi di Cinecittà a Roma; dello stesso titolo è inoltre una miniserie del 1984, mentre un'altra chiamata Pompei è stata realizzata nel 2007 per la regia di Giulio Base e protagonisti Lorenzo Crespi e Andrea Osvárt. Da Gerusalemme a Siviglia, dalla Scozia al confine del Sahara, col crescere della passione del pubblico per i ludi gladiatorî e per le venationes, non ci fu più città romana di qualche importanza che non avesse il suo anfiteatro: ogni nuovo paese lontano, occupato da Romani, cominciò a mandare le più rare e feroci belve a Roma, contribuendo così al moltiplicarsi degli anfiteatri. Le due prime gallerie del pianterreno si ripetono al primo e al secondo piano e offrivano riparo agli spettatori in caso di pioggia, come il porticus post scaenam nel teatro. Al disopra della galleria si tendeva il velario, il velum, destinato a riparare quella parte dell'anfiteatro che rimaneva esposta ai raggi del sole nelle ore di rappresentazione. La fig. Fu proprio a seguito della conquista di Silla che le mura divennero inutili e furono in parte abbattute o integrate a nuovi edifici[94]. Situato nei pressi della via Stabia, è stato costruito intorno al III-II secolo a.C.; è costituito da un portico e un cortile, al centro del quale è posta un'ara in tufo, mentre il piedistallo sul quale venivano poggiate le statue per il culto è racchiuso in una cella sostenuta da colonne con capitelli corinzi[82]. Talvolta le gabbie delle belve salivano per mezzo di ascensori dal sotterraneo al piano dell'arena. In attesa di ciò, il 18 settembre nel Teatro Grande si parte con la prima del “La Bohème” di Puccini, eseguita dall’Orchestra del Bellini di Catania, diretta dal maestro Alberto Veronesi ed interpretata dal tenore Vittorio Grigolo (nel ruolo di Rodolfo), dai soprani Maria Carfora (Musetta) e Jessica Nuccio (Mimì). Liucania. di Daremberg e Saglio, I, pp. Originariamente aveva dimensioni maggiori rispetto a quelle attuali: infatti, a seguito del terremoto del 62, parte della struttura fu distrutta per eseguire i lavori di ampliamento del vicino tempio di Iside: ha una pianta trapezoidale, con colonnato su tre lati e al suo interno, durante l'esplorazione, fu ritrovata una copia della statua raffigurante il Doriforo di Policleto[77]. Il Tempio della Fortuna Augusta fu sicuramente costruito dopo il 13 a.C., al ritorno a Roma di Augusto dopo le spedizioni di conquista, per celebrare le imprese dell'imperatore: fu edificato per volere di M. Tullius. L’edificio si … Continua chrétienne di F. Cabrol dà un'amplissima bibliografia per tutte le opere anteriori al 1907. - Paestumo, Gramentum (Saponara°. Dei circa venticinque lupanari che esistevano a Pompei, il Lupanare della regio VII, era l'unico costruito con la precisa funzione di ospitare prostitute: si tratta di una struttura su due livelli, costruita poco prima dell'eruzione del 79. Nerone, nonostante la sua megalomania nel campo dell'edilizia, ricorse ancora al legno per la costruzione del suo anfiteatro nel Campo Marzio: nel 58-57 d. C. l'arena fu inondata e vi si rappresentò una naumachia. Le Terme del Foro, costruite intorno all'80 a.C. seguivano come modello quelle Stabiane, ma offrivano prezzi più vantaggiosi: possedevano un apodyterium, un frigidarium, un tepidarium, riscaldato con un braciere, un calidarium e una palestra porticata; le decorazioni sono in stucco e raffigurano per lo più figure mitologiche e partizioni geometriche[72]. Quanto alla scelta del materiale, come in tutti gli antichi edifici essa è subordinata a quanto offriva la regione circostante: se si pensa che s'innalzavano anfiteatri in tutto il mondo romano, si comprenderà facilmente come essi si presentino costruiti nei materiali più diversi: l'Anfiteatro Flavio, data la distanza non molto grande delle cave di travertino, ebbe il privilegio di avere tutto l'esterno nella bella pietra tiburtina, che malgrado le barbarie degli uomini ha resistito alle ingiurie del tempo. Nelle regioni latinizzate dell'Europa settentrionale gli anfiteatri in pietra sono rarissimi. Altri templi, come il Tempio di Dioniso[90], sono stati individuati ed esplorati esternamente alla cinta muraria della città, nella campagna circostante[91]. - Diamo un elenco di anfiteatri romani in Italia e nelle colonie italiane rimandando al catalogo del Friedländer per quelli delle provincie (segnamo con un cerchietto gli anfiteatri di cui si conservano le rovine, con un asterisco quelli la cui esistenza risulta da sicure testimonianze): Campania. Via dell'Abbondanza è il decumano inferiore ed è così chiamata per il ritrovamento di un bassorilievo, posto su una fontana pubblica, raffigurante la Concordia Augusta, erroneamente definita come l'Abbondanza[100]: la via conserva ancora la sua pavimentazione originale ed è costeggiata da due marciapiedi; questa inizia dal Foro per terminare a Porta Sarno, toccando diversi importanti edifici della città come le Terme Stabiane e l'Anfiteatro[100]. I Romani accolsero la forma più evoluta delle lotte gladiatorie dalla Campania, ed è perciò che anche l'origine dell'edificio ad esse destinato va ricercata in quella regione. L'Officina di Verecundus era dedicata alla tessitura, bollitura e vendita delle stoffe: sulla facciata era raffigurato Mercurio e Venere, mentre all'interno è stato ritrovato un calderone in bronzo decorato con un fallo alato, oltre a un architrave decorata con Apollo, Giove, Diana, Mercurio e Venere[63]. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. La città, nel suo nucleo originario continuativamente abitato dal 14° sec.