L'uomo di Monaco venne scritta da Augusto Daolio dopo un viaggio fatto nelle cittadina tedesca. [13] Per un approfondimento sul romanzo rimando all’articolo Delitto e castigo, dalla dialettica alla vita. In questo inferno restano intrappolati tutti i demòni, e l’unico personaggio di questo romanzo, certamente il più nero di Dostoevskij, dunque tra i più neri dell’intera storia della letteratura, sulla via della redenzione, lo studente Šatov, viene abbattuto, ucciso dalla cinquina guidata da Pëtr Stepanovič Verchovenskij, e resta intrappolato Ivan Karamazov. ? Fëdor Dostoevskij, diciassettenne, al fratello Michail. [14] Per un approfondimento sull’ultimo romanzo di Dostoevskij rimando agli articoli I fratelli Karamazov, il «libro sacro». I fratelli Karamazov, il «libro sacro». Seconda parte, Fëdor Dostoevskij, «Memorie dal sottosuolo»: la malattia della consapevolezza. L’io è di ostacolo. Ora, rappresentando il polo positivo del pensiero dostoevskiano, è chiaro che l’ideale di Cristo trovi ampio spazio all’interno della produzione letteraria dello scrittore russo, non potrebbe essere altrimenti. A questo polo negativo, soprattutto nella sua accezione estremistica, il sottosuolo del sottosuolo come l’ho definito, corrisponde una precisa ideologia politica, contro la quale Dostoevskij non perde occasione di scagliarsi, con la consueta bellicosità, ogni volta che ne ha la possibilità, pur avendone subito in giovinezza il fascino: il socialismo. Naturalmente sono assurdi per il senso comune, ma mi sembra che siano giusti secondo un senso diverso, interiore. Si provi a dire una parola su questo: o la divoreranno o la considereranno un traditore. Fëdor Dostoevskij, diciassettenne, al fratello Michail Introduzione. Dostoevskij è uno scrittore limpido, che non lascia spazio a interpretazioni. Il socialismo non libera l’uomo, ma lo riduce alla sua mera portata materiale, riducendolo di fatto a un numero, una sorta di unità individuale finita, dunque facilmente calcolabile e manipolabile. Testo L'Uomo Di Monaco. [8] Fëdor Dostoevskij, Lettere sulla creatività, cit., p. 51. «L’uomo è un mistero. (Tutto il Vangelo di Giovanni è concepito in questo senso: egli trova tutto il miracolo nella sola incarnazione, nella sola apparizione del bello)» [10]. Giacché si tratta di un compito smisurato. Molto succintamente, secondo Dostoevskij il popolo russo rappresenta l’unico, vero custode del cristianesimo, opposto al cattolicesimo romano, che sul sistematico e scientifico traviamento del messaggio di Cristo ha fondato la propria chiesa e il proprio stato, al protestantesimo, all’ebraismo e all’islamismo, confessioni contro le quali lo scrittore si scaglia con veemenza. Prima parte. Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa. E lo spiai, scrutai, divise immaginai, di uno che, marciò, l'Europa calpestò, la mia mente a una folla di sguardi spietati fuori da quei fili spinati. Ma tra i personaggi dostoevskiani ce n’è anche uno che tra l’alto e il basso oscilla, attratto dall’uno e dall’altro polo, ed è Alëša Karamazov, che fluttua tra lo starec Zosima e suo fratello Ivan. È un tormentone per me. Ora, individuando nel popolo russo l’unico, vero custode e portatore dell’autentico messaggio cristiano, è naturale che esso, nella prospettiva dostoevskiana, si imponga come il nemico principale del socialismo, di questa malattia mortale che, secondo lo scrittore, già allora aveva contagiato gran parte dell’Europa. Di esso si trovano tracce in più o meno tutti i romanzi e i racconti, ma c’è un’opera in particolare di Dostoevskij che sulla rappresentazione artistica di questo ideale si fonda. di uno che, marciò, l'Europa calpestò, la mia mente a una folla di sguardi spietati fuori da quei fili spinati..."). Cristo rappresenta così il supremo ideale verso cui l’uomo tende e deve tendere, come Dostoevskij scrive in un altro passo fondamentale in relazione alla sua visione del mondo e della vita, tratto dai Pensieri sulla morte e sull’immortalità, una serie di appunti presi durante la veglia del cadavere della sua prima moglie, Marija Dmitr’evna (Maša), il 16 aprile 1864: «Maša distesa sulla tavola. Al termine dei Fratelli Karamazov troviamo il giovane ancora in una fase di divenire, ma sappiamo che nelle intenzioni di Dostoevskij, rimaste tali a causa della sua improvvisa morte, Alëša sarebbe stato risucchiato dal sottosuolo del sottosuolo, dal basso, facendosi terrorista e attentando persino alla vita dello zar. No, questo no, allora preferisco restare con il popolo, giacché soltanto da esso ci si può aspettare qualcosa, e non certo dall’intelligencija russa, che nega il popolo e non è neppure intelligente» [16]. [23] Per un approfondimento sul quarto, illegittimo Karamazov rimando all’articolo Smerdjàkov, il contemplatore. [10] Fëdor Dostoevskij, Lettere sulla creatività, cit., pp. Guerra e rivoluzione: l’anarchico Tolstoj contro la superstizione statalista. Prima parte, Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. Dostoevskij nutre una fiducia incondizionata, totale nei confronti del proprio popolo, fiducia che lo porta, ad esempio, a battersi con convinzione per l’assoluta libertà di stampa, certo che il popolo russo, portatore dell’autentico e puro messaggio cristiano, sappia sempre distinguere tra bene e male. La rivedrò io mai? Pertanto la mia trepidazione è originata dal dubbio se tale risposta sarà sufficiente. Seconda parte. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. Tanto più che non si tratta di una risposta diretta e puntuale alle tesi esposte in precedenza (nel Grande Inquisitore e anche prima), bensì soltanto indiretta. In ogni caso sono molto inquieto e desidererei molto conoscere la Sua opinione perché la rispetto e l’apprezzo altamente. Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. [17] Eridano Bazzarelli, Introduzione a Fëdor Dostoevskij, L’adolescente, Rizzoli, Milano 2003, p. 29. One moment, you will be redirected shortly. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. Terza parte, Fëdor Dostoevskij, «Memorie dal sottosuolo»: la malattia della consapevolezza. [19] Per un approfondimento sul romanzo rimando agli articoli Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. L’uomo Fëdor Dostoevskij appartiene a quel ristretto novero di autori che, oltreché scrittori, possono, anzi, […] Il monachesimo degli albori si fonda sulla libertà individuale del monaco, che liberamente sceglie la vita solitaria. Per Dostoevskij scindere principio nazionale e fede non è possibile, si tratta di concetti indissolubilmente legati e chi nega l’uno nega automaticamente l’altro, come spiega in una lettera del dicembre 1880, pochi mesi prima della morte, al medico Aleksandr Fëdorovič Blagonravov: «Lei ha perfettamente ragione di concludere che io scorgo la causa del male nella miscredenza e penso che chi nega il principio nazionale nega anche la fede. Find articles, news, musician pages, and more! E nel romanzo si impone come simbolo inquietante e inequivocabile di questo esito drammatico, il Cristo morto di Hans Holbein, nella prospettiva di una totale disfatta terrena persino del supremo ideale umano, vittima anch’esso delle leggi di natura, che, all’interno della visione dostoevskiana, si affermano come ulteriori forze ostili al polo positivo rappresentato da Cristo, tanto quanto il sottosuolo [12]. La figura luminosa di Cristo rappresenta naturalmente il polo positivo, costituendo il vero e proprio Credo di Dostoevskij, formulato in questi indimenticabili termini nella celebre lettera del gennaio-febbraio 1854 indirizzata a Natalija Dmitrievna Fonvizina, moglie del decabrista Fonvizin che aveva seguito nell’esilio in Siberia, e dalla quale lo scrittore aveva ricevuto in dono la copia del Vangelo conservata gelosamente fino alla morte: «Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere. Seconda parte. [22] Per la lettura e l’analisi del poema di Ivan Karamazov rimando all’articolo Fëdor Dostoevskij, Il Grande Inquisitore. Seconda parte. La figura umana che in essi viene alla luce non è meno indicativa sia del disgregarsi, sia, se vogliamo, del trasformarsi della tradizione europea di quanto non sia Ivàn Karamazov» (Erich Auerbach, Les Fleurs du Mal di Baudelaire e il sublime, in Erich Auerbach, Da Montaigne a Proust: ricerche sulla storia della cultura francese, Garzanti, Milano 1973). Learn more. Significato del paradosso Definizione Secondo Kant , l’arte è tale solo se presenta il suo oggetto come fosse frutto di un’attività spontanea anche se esso è in realtà risultato di un’attività consapevole e dunque, non spontanea Origine del Paradosso Il paradosso dell’arte bella dipende dal fatto che il bello artistico deve presentarsi come il contrario del bello di natura. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Prima parte, I fratelli Karamazov, il «libro sacro». [27] Per un approfondimento sul rischio quale componente della vita e dell’attività filosofico-letteraria dello scrittore russo rimando all’articolo Il rischio di Dostoevskij. Ma, come abbiamo visto in apertura dell’articolo, l’uomo è per Dostoevskij «un essere infinito in continua evoluzione», così può accadere che dal basso si risalga verso l’alto, dal sottosuolo ci si elevi a Cristo, ed è ciò che accade a Raskol’nikov, il quale, intrappolato nell’inferno delle sue assurde teorie superomistiche, individuali ed atee, grazie a Sonja, come Lazzaro riesce a risorgere, per non morire mai più. Iscriviti a Yahoo Answers e ricevi 100 punti oggi stesso. Una vocazione antropologica che Dostoevskij scopre presto di possedere, come mostra chiaramente il passo dell’epistola indirizzata al fratello Michail e datata 16 agosto 1839, posta in epigrafe. Ne consegue che esiste una vita futura, il paradiso» [9]. Oltre allo sfortunato principe Myškin, altri due personaggi di Dostoevskij gravitano stabilmente attorno al luminosissimo astro raffigurato da Cristo. Al centro del proprio interesse filosofico-letterario egli colloca l’uomo, che costituisce la base di partenza e il fulcro di ogni suo romanzo, di ogni suo racconto, di ogni suo articolo, di ogni sua lettera e di ogni suo appunto. In un bar rimase affascinato da un vecchio con lo sguardo perso nel vuoto e le mani callose, che gli ricordò suo padre (un verso della canzone dice "tremavan le sue mani come quelle di mio padre"). Sono in circolazione due serie di monete del Principato di Monaco. Qualcuno sa dirmi di che anno è questo singolo di evrybody's loves somebody di Dean Martin? Joseph Beuys: Creatività, Capitale, Politica. […] Ma, almeno secondo la mia facoltà di giudizio, sarebbe assolutamente insensato raggiungere uno scopo così alto se, al momento del raggiungimento di tale fine, tutto dovesse spegnersi e scomparire, e cioè se non ci fosse più vita per l’uomo dopo averlo raggiunto. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. [21] Per un approfondimento sull’ingegnere rimando all’articolo Aleksèj Niljč Kirillov, l’Uomo-Dio. [20] Per un approfondimento sul protagonista dei Demòni rimando agli articoli Nikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. Qui viene rappresentato qualcosa di nettamente opposto alla concezione del mondo esposta in precedenza, ma, lo ripeto, non si tratta di una contrapposizione punto per punto, bensì, per così dire, di un’immagine artistica. I fratelli Karamazov. Scrisse questa canzone immaginando la vita di quest'uomo al tempo del nazismo ("divise immaginai.